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Amadou, profugo del Mali


La storia di Amadou, profugo del Mali giunto in Brianza . Il suo sogno si è in parte avverato, perché con tanta fatica e con l'aiuto dei volontari ha trovato un lavoro e una casa.
Qui racconta la sua odissea non appena arrivato in Brianza, ormai un anno fa.
 
Il sorriso glielo strappi solo quando citi i due artisti del loro Paese, Amadou e Mariane, protagonisti di un video girato con Jovanotti, “La bella vita”. “L’Afrique c’est chic” recita il ritornello della canzone. A quel punto, allora, sorridono. Per il resto, mentre raccontano la loro storia, hanno ben poco da sorridere gli undici profughi ospitati in una casa di accoglienza della Brianza. Sono tutti giovani africani, arrivano dal Mali e dalla Costa d’Avorio. Hanno lasciato la loro casa anni fa. Hanno vissuto per un po’ di tempo in Libia e poi sono arrivati in Italia, dopo lo scoppio della guerra. Adesso sono in attesa che venga loro riconosciuto lo stato di “rifugiato politico”. “Qui ci troviamo bene” dice subito Amadou, 25 anni, originario del Mali.  E’ lui a parlare per tutti. Il suo italiano  è perfetto. “Per ora studiamo la lingua, tutti i giorni” spiega. “Vorremmo lavorare. Ma siamo in attesa dei documenti”. Amadou  in Mali ha lasciato i genitori, i tre fratelli e anche i suoi studi. “Ero iscritto alla facoltà di telecomunicazione e informatica”. Poi ha dovuto abbandonare tutto. E’ arrivato in Libia. Si ricorda anche la data precisa del suo arrivo a Misurata. “Era  l’11 novembre 2008. Ho iniziato a lavorare e studiare. Facevo il panettiere, di notte e studiavo di giorno. Non volevo andarmene dalla Libia”. Si stava bene, là? “No. Però avevo un lavoro”. Poi  è scoppiata la guerra. “I soldati mercenari erano tutti africani. Per noi era diventato impossibile vivere là perché la popolazione ci associava ai mercenari e non ci voleva più vedere. E’ stato il mio capo, una sera, ad accompagnarmi al porto. Mi ha fatto imbarcare su una piccola barca. E’ stata una partenza forzata. Io non volevo. C’erano tanti soldati in giro”.
Era il mese di aprile aprile. La traversata in mare di Amadou e compagni è durata 3 giorni. “La barca era piccola e noi eravamo in tanti. Ho avuto paura”.
Poi lo sbarco a Lampedusa e il trasferimento, quasi immediato, a Bari. “Dopo due settimane  mi hanno trasferito in autobus a Milano”. Amadou   è stato ospite in diverse strutture. Cosa sogna? “Aspetto i documenti. Vorrei un lavoro”

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